Il postparto e la possibilità di mostrarsi vulnerabili

Nella nostra società la vulnerabilità -caratteristica di base associata alle donne e alla femminilità- è vista sempre come qualcosa di negativo: dobbiamo essere forti, competitive, performanti e al top in ogni momento della nostra vita, maternità inclusa. Il nostro modello vincente, del resto, è quello dell’uomo che non deve chiedere mai…

La vulnerabilità, antropologicamente, si incontra in quelle situazioni che vengono definite “liminali”, di limite, quelle situazioni spesso legate ai riti di passaggio in cui non si è più quello che si era prima e ancora non si è quello che siamo destinate a diventare. In quel momento di transizione la vulnerabilità è alta, ma lo è anche la potenzialità e quel tempo se sfruttato al meglio ci permette di evolvere nel nostro cammino personale e sociale. La maternità è decisamente un rito di passaggio che porta con sé una trasformazione profonda: da figlie diventiamo madri e questo mutamento porta con se moltissimi altri cambi di prospettiva e direzione che possono disorientare. Nel postparto i ritmi della famiglia cambiano drasticamente e la madre, come il suo bambino, riscopre l’importanza dei bisogni primari. Nutrirsi, dormire e lavarsi, attività che normalmente vengono date per scontate, diventano spesso bisogni difficili da esaudire e avere qualcuno che si prenda cura della neomamma dovrebbe essere la norma. Tanti pensano che questo qualcuno potrebbe essere il o la partner, ma anche per l’altra persona è avvenuto un grandissimo cambiamento ed è necessario del tempo per realizzare, trovare un nuovo centro e incorporare. E poi non è detto che vicino alla mamma ci sia una persona speciale che condivide l’esperienza con lei. Avere uno spazio sicuro dove re-imparare che è possibile essere vulnerabili e che questo può essere un’occasione di crescita non è sempre scontato e immediato. La famiglia, se vicina, può aiutare molto dal punto di vista pratico, ma spesso porta con sé informazioni non corrette o credenze superate e soprattutto aspettative e giudizi che instillano dubbi e sensi di colpa nei neogenitori. Per sentirsi al sicuro nel mostrare le proprie vulnerabilità è necessario avere vicino qualcuno che sostenga e contenga, qualcuno che faccia spazio, che rispetti, che ascolti profondamente, che porti magia nei piccoli gesti di cura; qualcuno che nutra e faccia spazio, che semplifichi le cose, che accudisca, che fortifichi, che protegga e che sappia vedere vicino ma anche lontano, qualcuno che anche immerso nella vulnerabilità riesca a mostrare ai genitori le loro competenze e la grande forza che hanno. La doula può fare questo e può fare anche molto altro, stando al fianco delle famiglie con gentilezza e discrezione ma anche con coraggio, con forza e soprattutto con professionalità, anche in situazioni complesse.

Condividi

Facebook
Twitter
LinkedIn
Pinterest
WhatsApp
Email